Un gruppo di giovanissimi britannici che sono corsi alla ribalta verso l' Italia portando il loro rock, fortemente influenzato dal liquid dubstep, con l' album di debutto "An awesome wave". Fantastico il suono, che meraviglia per la sua precisione e densità traccia dopo traccia, i cori sono presenti e penetranti e sembrano quasi esorcizzare la passione (spesso di sfondo sessuale) descritta nei loro testi. Ho avuto l' opportuità di ascoltarli l' anno passato al loro debutto in Italia al Perfect Day Festival di Verona. Erano in pochissimi a conoscerli e, ad essere sincero, fra questi non c'ero io. Saliti sul palco il vociare rispondeva al coro "chi sono questi ragazzini? non dovrebbero andare a studiare?"; ma non appena il cono dei loro amplificatori ha incominciato a suonare, è calato il silenzio ed erano tutti lì ad ascoltare meravigliati, a bocca ed orecchie aperte, quasi senza comprendere cosa stesse succedendo.
Tornando all' album si avverte un' esplosione di energia e si percepisce la loro maestria compositiva e di esecuzione (nonostante sia il loro primo album e la loro seconda pubblicazione).
La dimostrazione vivente che fare musica nuova è possibile e che anche i giovani sono in grado di crearla!
Mondi nuovi e nuove percezioni vi aspettano, su questa grandiosa onda...
Non in molti li conoscono, ma chi li ha
ascoltati, ne è rimasto certamente colpito! I Tame Impala sono un
gruppo australiano nato solo nel 2007 ma che è già un' icona della
musica sperimentale. Tre ragazzi che hanno sconvolto alcune delle
regole della musica, introducendo vecchie e nuove sperimentazioni
partendo dai Beatles, viaggiando verso i Pink Floyd ed i Tangerine
Dream, dando quel tocco indie, ormai sinonimo di leggerezza (anche se
non condivido a pieno questa definizione).
I continui inserimenti di nuove sezioni
in ogni pezzo, che sembra viaggiare su un proprio loop, creano
ambientazioni psichedeliche che sembrano "fluttuare" nella
voce di Kevin Parker.
Non è tutto oro quel che luccica però,
perchè si nota spesso una monotonia fra le tracce che dà la
sensazione di ascoltare sempre lo stesso pezzo (il che non giova
vista la scarsità dei testi sia per varieta, che per lunghezza e
contenuti); inoltre sono spesso forzati i virtuosismi che rovinano la
linea delle canzoni rendendole innaturali.
Kaos One, il "maestro", come
moltissimi lo chiamano. Un' icona del rap underground italiano, una
scena che purtroppo (o per fortuna) vede pochissima luce poichè
sobbarcata dai nuovi rapper da stadio. Che dimenticano le origini ed
il piacere vero del suono e delle parole e si spostano,
inesorabilmente, verso la fama pura e semplice.
Versi e rime che si intrecciano senza
lasciare neanche la più misera virgola al caso. Il paragone che mi
viene in mente, ascoltando e leggendo i testi di Kaos, è quello di
un regno in cui ognipiù piccolo suddito trova riscontro e percepisce
il suo reale valore. É incredibile come ogni più piccola parte dei
suoi testi significhi qualcosa, non una parola, non un punto nè una
virgola, buttate lì per caso.
Il lavoro minuzioso viene esaltato
dalla sua voce singolare quasi graffiata (come la copertina di
"L'attesa") dal suo vissuto, e se anche queste parole
possono sembrare poche, vi assicuro che sono più che sufficienti.
Facciamo parlare lui con il testo che ho attaccato sopra il letto:
Gruppo con sede a Capurso, in quel di
Bari, la prima impressione ascoltando le loro canzoni è che possono
rappresentare appieno scena dell' alternative rock con notevoli
sfumature verso il pop rock. Le canzoni sono piacevoli da ascoltare,
lo stile è caratterizzato dalla particolare cura delle intro e dei
bridge, che sembrano far uscire maggiormente fuori il carattere del
gruppo.
E' veramente particolare il genere:
melodie assimilabili ai Muse, bridge che viaggiano in direzione Billy
Talent e particolari sono gli inserimenti dell' elettronica nei
pezzi, utilizzata in modo insolito. Le composizioni sono di notevole
livello, le linee vocali sono piacevoli, in alcuni casi un po'
scontate, la pronuncia non è perfetta ma è sicuramente
presentabile. Le aspettative nella loro presentazione: "Hidden
Universe è il lato nascosto della musica quello piu intimo ma anche
piu pazzo e scatenato " sono
in buona parte appagate, speriamo di poter ascoltare questo gruppo in
molte occasioni e di ascoltare un loro album, che potrà sicuramente
tirar fuori al meglio il loro carattere.
Cinque regazzi di Lecce, semplicemente
meravigliosi nei live e veramente impeccabili in studio! Il genere,
alla prima impressione potrebbe essere accomunato ai mitici Deep
Purple, ma c'è del nuovo, riescono a mettere dentro idee compositive
assolutamente innovative e particolari, dal funk all' hard rock,
passando per il growl, finendo nel reggae! Un miscuglio ben assemblato di generi e contenuti; piccoli appunti son l' imprecisione nei live (che però, a parer mio, per questi generi, è un po' il bello della diretta) e il suono non ancora definito, ad ogni modo ci riserviamo di ascoltarli quando sarà pronto un loro album!
Il palco trema con quei
cinque regazzi sopra, il pubblico è in delirio ed ognuno di loro
potrebbe essere un personaggio degno di nota.
Un' eccellenza nel campo musicale
pugliese che, una volta ascoltati, spererete di poter seguire in
qualche grande stadio, un giorno. Il gruppo nasce con Ottavio Leo
alla voce, grande cantante sostituito ad onoris causa da Oscar
Verrico, accompagnato dai genii della composizione: Giacomo Greco,
Andrea Gerardi, Giacomo Giancane ed Emanuele Perrone.
Qui di seguito una traccia registrata con Ottavio alla voce:
Il nuovo album dei Sigur Ros, gruppo
islandese che è riuscito ad andare oltre l' immaginario attuale nel
panorama musicale. Dopo 6 album di musica astratta capace di far
versare lacrime anche ai camionisti, il nuovo album è più concreto,
ma non meno bello, sembra fatto per abbracciare un pubblico più
grande, seppur le sperimentazioni la facciano da padrone (come al
solito, c'è da precisare). Che questo sia un album particolare, lo
si capisce già guardando la copertina e sbirciandoci dentro: la
fotografia in rilievo e la nuova etichetta: XL recordings sono le
prime cose che saltano all' occhio, ma aprendo il booklet si notano
insoliti disegni cupi ma particolari, perchè sembrano disegnati da
un bambino (un bambino molto bravo a disegnare).
Il suono appare più concreto e reale,
si distinguono maggiormente gli strumenti (merito anche di un
mastering più "potente" rispetto ai precedenti; si nota un
impiego massiccio dei cori (non più ecclesiastici ma più classici
rispetto agli altri della storia del rock). Immancabile il falsetto
di jonsi accompagnato da chitarra ed archetto con suoni più puliti
rispetto ai precedenti album, lasciando le distorsioni al plettro. Il
risultato è un album fantastico che sviscera più stati d'animo
differenti a seconda delle tracce che si ascoltano, uscendo fuori dal
seminato degli album più "concept", i Sigur Ròs, sono
riusciti ancora una volta, a sorprendere il proprio pubblico,
facendoli accarezzare da nuove sensazioni e sentimenti, senza mai
incorrere in cadute di stile.
A parer mio, la risposta è sì! E mi
spingo ancora un po' più in là affermando che siamo in procinto di
una nuova era per la musica (quella vera). Dopo il rodaggio di
internet, si iniziano ad innestare meccanismi di controllo e di
evasione per corrompere e/o promuovere la musica vera sulla rete.
Da una parte abbiamo le etichette che
oramai sono spinte solo da interessi di mercato puro e non sono più
disposti a proporre qualcosa di nuovo sul mercato in quanto tale
(anche quelle che vi diranno che non è così, in realtà adottano le
stesse logiche, bene o male). Dall' altra parte ci sono migliaia di
giovani talentuosi e con grande inventiva che non aspettano altro che
di essere scoperti, ascoltati e valutati da qualcuno che conti
qualcosa in questo campo; questi giovani hanno però, aperte davanti
a sè, una serie di possibilità.
Sicuramente non c'è solo argenteria di
lusso, nel mondo di internet, ma certamente nascono, in ogni angolo
del mondo, nuovi suoni e nuovi stili compositivi degni dei grandi Dei
del passato e dipende solo da Noi a questo punto, giovani e meno
giovani, il futuro della musica dei nostri giorni, andando a spingere
i gruppi e gli artisti che conosciamo di persona o che ci è capitato
di ascoltare da qualche parte, in qualche momento della nostra vita.
Sono ormai un po' di anni che giro nel
mondo della musica, vivo nel Salento e seppur sia dotato di tanta
buona volontà, qualcuno lassù non mi ha fatto nascere con pecuniae
in tasca! Ad ogni modo ho sempre desiderato che il giornalismo
diventasse la mia strada, ed allo stesso tempo la musica, suono ed ho
suonato quasi tutti i generi e mi appassionano quasi tutti, dal rock
all' hip hop nella maniera più generale, dal progressive rock, al
metal più pesante, dal rap di Dj Gruff al post rock dei Sigur Ròs,
mi piace tutto, ad una sola condizione: la qualità. E che non s'
intenda la qualità dell' audio (quella, certo, ha il suo perchè, ma
i grandi gruppi sono stati scoperti dal nastro arrotolato sulle
bobine di un' audiocassetta) ma la qalità della musica, la fantasia
della composizione e la capacità di proporla, l' importanza o la
leggerezza dei testi, ed ultimo ma non per importanza, le sensazioni
ed i brividi che una canzone o un album sono in grado di farti
provare.
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di conoscere personaggi più e meno noti nel mondo della musica e non
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